Velodromi: in pista sui 5 impianti modello in Italia

C’è chi ha fatto la storia e chi la farà in futuro, chi coltiva i giovani talenti e chi fa dello sport un’occasione di rivincita, riscatto sociale e inclusione: viaggio tra i più interessanti impianti del panorama nazionale.

Viaggio al limite, al punto di massima tensione, dove si sfiorano la velocità massima e la fatica più massacrante, dove la sofferenza e l’estasi si fondono. I velodromi non passano mai di moda, e ultimamente si stanno aprendo a un pubblico sempre più ampio, che riscopre questi impianti come luoghi aperti, vivi, accoglienti, fatti di aggregazione e partecipazione.

Se per pedalare su strada è sufficiente uscire di casa, per trovare una pista occorre andare alla ricerca di un impianto: una “scomodità” ampiamente risarcita dall’ebbrezza che si prova. Il velodromo, scuola di ciclismo eccezionale, è appositamente concepito per le biciclette, e quindi è uno dei luoghi più sicuri dove pedalare. Quindi allacciamo il casco e partiamo alla scoperta dei più affascinanti tra quelli presenti sul nostro territorio.

1 – La storia del ciclismo: il Vigorelli

Velodromo Vigorelli

Semplicemente il tempio del ciclismo italiano, e non solo: ospitò i Beatles, i Led Zeppelin, i Dire Straits. Proprio qui Fausto Coppi – seguito “a ruota” da molti altri – stabilì il nuovo record dell’ora, e si sfidarono campioni come Maspes e Gaiardoni. Il “Vigo” per decenni è stato la casa di tutti gli innamorati delle due ruote, ci passavano il Giro d’Italia e quello della Lombardia, tra le grida e gli applausi dei tifosi. Dopo alterne vicende il velodromo Vigorelli ha rischiato la chiusura, ma grazie ai ciclisti milanesi, costituiti in Comitato, è rinato e si prepara a vivere una nuova esaltante stagione. Fare un giro su queste piste di puro abete della Val di Fiemme – la Magnifica Comunità ha piantumato un bosco apposito – significa pedalare nella storia.

2 – Il velodromo del futuro: Spresiano

L’erede del Vigorelli è in provincia di Treviso: il velodromo Spresiano. Verso gennaio 2020 dovrebbe essere pronto e consegnato questo nuovo impianto coperto di categoria 1, perfetto per i Campionati del Mondo e per preparare i futuri Giochi Olimpici di Tokyo 2020. Grandi aspettative si concentrano su questo nuovo velodromo, che farà da cerniera, a livello internazionale, tra Est e Nord Europa. L’ambiente ciclistico italiano è già in fibrillazione, dal momento che un’infrastruttura come questa, con una capacità di 6000 posti a sedere, sarà fondamentale per il rilancio di tutto il settore, e avrà un ruolo di primo piano nella conquista delle prossime medaglie azzurre. Teniamo in fresco lo spumante per festeggiare la prossima apertura.

3 – Il velodromo dei giovani: Francone

Velodromo Francone

Nel 2013 il velodromo Francone di San Francesco al Campo ha ottenuto dalla Federazione Ciclistica Italiana il riconoscimento ufficiale di Scuola Nazionale di Ciclismo. La passione per le bici si coltiva fin da piccoli: qui si formano bambini e ragazzi dai 5 ai 15 anni, anche grazie al progetto ormai decennale World on Bike, che promuove un ciclismo “totale” di nuova concezione. I ciclisti in erba provano di tutto, dalla pista alla strada, dal ciclocross alla mtb, e in base al talento e alla passione scelgono in seguito l’una o l’altra specialità. Nel frattempo è iniziato il conto alla rovescia per l’estate 2019, quando, per la terza volta nella sua storia e per il secondo anno consecutivo, l’impianto a pochi chilometri da Torino ospiterà i Campionati Italiani Giovanili di Ciclismo su Pista, fucina dei campioni di domani.

4 – Il velodromo della rinascita: Paolo Borsellino

C’era una volta, a Palermo, un fondo confiscato a una famiglia mafiosa, restituito alla cittadinanza sotto forma di impianto sportivo: nel 1989 inizia la costruzione del velodromo San Gabriele, inaugurato nel 1991. La stagione delle stragi di mafia è al suo culmine, e perciò nel 1994 la struttura sarà ribattezzata con il nome di Paolo Borsellino, il giudice trucidato con la sua scorta. Una ferita inferta alla città e a tutto il Paese trova così risposta in un’opera di grande valore sociale. L’impianto, sede di campionati di ciclismo, calcio, rugby, football americano, spettacoli e concerti, versava in stato di degrado, ma oggi è in fase di ristrutturazione, e in estate dovrebbe riaprire anche la pista ciclistica ad anello. Un simbolo di rivincita.

5 – Il velodromo (finalmente) di tutti: Monti

Siamo a Padova, nel più antico stadio comunale d’Italia, realizzato “per i giuochi e per le corse ciclistiche e podistiche” tra il 1914 e il 1915. Su queste piste gareggiarono, tra gli altri, anche Fausto Coppi e Gino Bartali. Il velodromo Monti è in fase di ristrutturazione, e la novità più interessante è la realizzazione di una corsia apposita per le handbike, una soluzione innovativa che apre il circuito anche alle persone con disabilità motoria. L’iniziativa è portata avanti con Obiettivo 3, fondato da Alex Zanardi, bandiera della handbike italiana, padovano d’adozione e pluricampione paralimpico. Un’opportunità preziosa per fare della bicicletta un vettore di partecipazione, creare occasioni di condivisione dello sport e portare a Tokyo 2020 almeno tre atleti italiani in handbike. L’augurio è che altre località prendano a modello quest’idea.