Le prime ciclabili high-tech arrivano in Italia

Viva la bicicletta, la soluzione a tanti problemi: permette di fare attività fisica, non inquina, in carreggiata occupa uno spazio molto minore di un’auto – liberando le strade dal traffico – è più lenta e quindi provoca meno incidenti e di minore entità. Come mai, allora, è poco utilizzata per i piccoli spostamenti urbani?

Tra le tante motivazioni spicca la sicurezza: in Italia, seconda nazione con più auto pro capite d’Europa, i ciclisti desiderano poter pedalare senza respirare i fumi di scappamento e soprattutto senza rischiare l’impatto con le quattro ruote.

La risposta sono le ciclabili: sono ancora troppo poco diffuse, ma la situazione dovrebbe migliorare. Da tempo si annuncia un incremento massiccio di queste infrastrutture: a febbraio il Ministero dell’Ambiente ha sostenuto che, tra progetti già approvati negli anni passati e progetti in via di definizione, 500 milioni di euro dovrebbero essere destinati alla realizzazione di piste ciclabili, bike sharing e ciclovie extraurbane, in co-finanziamento con regioni e comuni.

Nel frattempo, anche se in ritardo rispetto a paesi come l’Olanda, l’Italia sta sperimentando nuove formule high-tech, contribuendo a ideale le ciclabili del futuro.

ciclabili in olanda

1 Riciclata, prefabbricata, high-tech e Made in Italy

A volte le idee più geniali sono le più semplici. Questa proposta, ad esempio, nel 2019 ha vinto la 2° edizione di IDEA, acronimo per Innovation Dream Engineering Award, che premia gli innovatori che stanno migliorando il mondo.

Al centro c’è mOOve, un progetto interamente Made in Italy, che possiede tre caratteristiche interessanti. La prima è la materia prima riciclata: vengono utilizzati pneumatici giunti a fine corsa.

La seconda riguarda la realizzazione della ciclabile: si impiegano moduli prefabbricati che possono essere posati a terra e fissati a secco su ogni tipo di fondo, rapidamente e con minor spesa.

Terzo, la tecnologia: le piste hanno sensori che registrano i passaggi dei ciclisti, permettendo di effettuare interventi di manutenzione quanto e necessario.

Altri sensori rilevano inquinamento, temperatura, umidità. Una soluzione che ha destano molto interesse: quale sarà la prima città ad adottarla?

2 In Sardegna la prima pista “solare” italiana

Mentre nel nord Europa cominciano a diffondersi piste ciclabili con pannelli solari in Italia siamo rimasti indietro: per fortuna che in Sardegna c’è chi come la startup InfinityHub sta pensando di recuperare il gap.

Si chiama Bys Bicysolarstreet la pista che aprirà questo mercato cominciando ad allestire un primo tratto a Villasimius. Il borgo sul mare in provincia di Cagliari accoglierà una ciclabile integrata con pannelli solari direttamente nel manto.

Il primo step sarà la realizzazione di un percorso breve, 400 metri, che produrrà energia rinnovabile coprendo un terzo dei consumi di un resort che sorge accanto a un prezzo inferiore al mercato.

pista ciclabile tecnologica

Così si soddisfano sia il pubblico (riducendo l’inquinamento e promuovendo la bicicletta) che il privato, a dimostrazione che la sostenibilità conviene. Non è un caso se Villasimius è stata premiata tra le 100 destinazioni più sostenibili al mondo nell’ambito della ITB Berlin, una delle più importanti fiere del turismo.

3 Pronta una pista “intessuta” di luce

È in corso invece una sorta di “gara” tra i comuni che si doteranno per primi di una pista ciclabile luminescente, sul modello delle prime già esistenti nel mondo.

Una tecnologia che oltre ad essere pratica è una meraviglia per gli occhi: è come se una minuscola “via Lattea” si aprisse tra i campi.

In lizza ci sono Rimini, il primo comune a parlarne, Borgo a Mozzano, provincia di Lucca, che utilizzerebbe l’asfalto fotoluminescente, e Pavia.

La cittadina lombarda è in attesa di aprire le gare di appalto per la realizzazione di una pista fosforescente che collegherà via Ca’ Bella a località Borgo Ticino, 5 km visibili anche di notte. Verrà utilizzata una speciale resina da cospargere sull’asfalto, in grado di assorbire l’energia solare durante le ore del giorno per rilasciarla al calar della notte, consentendo ai ciclisti di pedalare anche al buio.

Un accorgimento che permette di non accendere i lampioni, evitando di disturbare la fauna e riducendo l’inquinamento luminoso sulle sponde del fiume Po. Un’ottima notizia è che stando al progetto il tracciato si unirò alla VenTo, Venezia-Torino, la ciclovia più lunga d’Italia.