Pedalare di notte: passa al “lato oscuro”, ma in sicurezza

Nessun automobilista è così folle da circolare a fari spenti al buio: i ciclisti dovrebbero adottare lo stessa filosofia.

Ormai è talmente un cliché da essere diventato un noto acronimo nell’ambiente delle due ruote, motorizzate e non: “SMIDSY”, ovvero, “Sorry Mate, I Didn’t See You”. Ma la regina delle scuse (“scusa amico, non ti avevo visto”) accampate in caso di collisione auto-bicicletta è purtroppo sensata. Come mai tante persone che dopo il tramonto mai e poi mai circolerebbero in auto a fari spenti, in bicicletta circolano senza adeguata protezione? È un paradosso pericoloso. Ecco alcuni consigli “illuminanti” per pedalare sicuri.

1 – E luce sia: fari e fanali

luce segnaletica per la bicicletta

Il codice della strada è molto chiaro: i ciclisti sono obbligati a utilizzare una luce anteriore e una posteriore da mezz’ora dopo il tramonto a mezz’ora prima del sorgere del sole, nelle gallerie, in caso di scarsa visibilità. Gli stessi obblighi previsti per chi circola in auto. Il fanalino anteriore dovrebbe avere molti lumen: nelle stradine secondarie la possibilità di illuminare la carreggiata è fondamentale. Per il fanale posteriore esistono molte soluzioni basate sui led, funzionali, durevoli ed economici. E intermittenti, quindi più visibili. Ormai con pochi euro si può ottenere un’illuminazione perfetta.

2 – L’importante è apparire: abiti catarifrangenti

Di notte giubbino o bretelle catarifrangenti sono obbligatori secondo il codice della strada. Anche in questo caso esistono moltissime soluzioni: dalle giacche con inserti catarifrangenti, sicuramente più eleganti di uno spartano gilet come quelli di emergenza, ai pantaloni. Le bretelle, o imbragature, occupano poco spazio e sono affidabili. C’è anche chi indossa dei pratici bracciali, o perfino delle calze modificate. Importante testare questo assortimento in totale assenza di luminosità, per verificare che i catarifrangenti siano sufficienti e ben posizionati.

3 – Usare la testa: e il casco?

L’uso di un casco, in bicicletta, non è obbligatorio. Il suo stesso utilizzo è molto controverso, ci sono varie correnti di opinione tra i ciclisti, anche i più attenti alla sicurezza. Ognuno è libero di fare la propria scelta, purché consapevole. Di notte, quando comunque si tende a ridurre la velocità, l’utilizzo del casco potrebbe avere un’utilità maggiore: aiuterebbe ad evitare danni alla testa in caso di caduta accidentale su un terreno magari sconnesso e poco illuminato. Occorre scegliere un casco comodo e provvedere a stringere bene le cinghie davanti e dietro le orecchie e sul mento. I caschi vecchi o che hanno subito urti vanno sostituiti, perché meno sicuri.