Passione “randonnée”: vince chi arriva in fondo

“Uno su mille ce la fa” cantava Morandi. In effetti questa disciplina, in forte espansione, non è per tutti i ciclisti.

Un’avventura da vivere sui pedali, macinando km, lanciati al galoppo verso l’orizzonte, a cavallo di una bicicletta. La randonnée, tra tutte le discipline ciclistiche, possiede un fascino selvaggio e indomabile. Non sorprende che sempre più persone, anche in Italia, si convertano a ciò che è un vero e proprio stile di vita.

Si stanno diffondendo anche da noi queste sfide durissime, che non sono vere e proprie competizioni con un ordine di arrivo: l’importante non è vincere, non è neppure partecipare, ma è arrivare in fondo. Lo spirito ricorda un po’, cambiando disciplina, gli ultratrail come l’UTMB o il Tor des Géants, dove l’obiettivo è conquistare, dopo tante peripezie, la maglia da finisher.

Si pedala su strade aperte al traffico, perciò si parte a gruppetti scaglionati, per evitare intasamenti. E lungo il percorso i ciclisti non possono contare sull’assistenza dell’organizzazione: devono essere esperti e pronti a cavarsela in ogni situazione, sfidando, anche così, i propri limiti personali. A guidarli, un road book cartaceo.

pantaloncini per la corsa randonnée

L’importante è… arrivare

Il randonneur, da regolamento, è un ciclista che ha completato almeno un evento – detto anche “brevetto” – di 200 km: più che una definizione, è un titolo conquistato sul campo. Per poterlo dimostrare, deve timbrare la sua “carta brevetto” in ognuno dei punti di controllo aperti per l’occasione e dimostrare di avere rispettato i limiti di velocità imposti, che non sono solo minimi, ma anche massimi. A manifestazione ultimata viene pubblicato l’elenco di chi ha terminato il percorso, rigorosamente in ordine alfabetico, con il suo tempo segnato accanto.

Conto alla rovescia per la Paris-Brest-Paris

Il 2019 è l’anno della Paris-Brest-Paris, la madre di tutte le sfide. Solo ogni 4 anni, come un’olimpiade, torna la corsa amatoriale più nota, che da sempre è il modello a cui si ispira il movimento mondiale della randonnée. Lo stesso Audax Club Parisienne (ACP) che la organizza è responsabile del regolamento internazionale di questa disciplina ed è l’unico ente che riconosce le varie articolazioni nazionali, come l’ARI (Audax Randonneur Italia). Ad “inventarla”, Henry Desgrange, nel 1904, un anno dopo aver dato vita al Tour de France. Una curiosa parentela intercorre quindi tra il Tour e questo suo “cugino” meno noto ma estremamente appassionante, una sfida che vede impegnati 6000 ciclisti per 1200 km e 10mila metri di dislivello, con un tempo massimo di 90 ore.

percorso randonne in montagna

In Italia ci prepariamo per la 1001 Miglia, un mito a pedali

Quante sono 1001 miglia? Calcolatore alla mano, più di 1600 km: se poi consideriamo i 20mila metri di dislivello, possiamo definire la 1001 Miglia come una delle sfide più dure esistenti. Ogni 4 anni – la prossima sarà dal 16 al 22 agosto 2020 – va in scena questa grande avventura che passa in sette regioni, Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Lazio, Liguria e Piemonte, con punto di partenza e di arrivo partendo da Nerviano, alle porte di Milano, attraversando la pianura padana, l’Appennino tosco-emiliano, il lago di Bolsena, le 5 Terre, Castellania – un omaggio, questo, al luogo di nascita di Fausto Coppi.