Mariateresa Montaruli, blogger e “ladra” di biciclette mai pentita

Una vita spesa, anzi, guadagnata, tra i reportage e i viaggi in bicicletta, in Italia e nel mondo: innamorata delle due ruote, grazie a un solido background di giornalista e comunicatrice, Mariateresa Montaruli di ladradibiciclette.it si è inventata un mestiere.

Mariateresa Montaruli ha voluto la bicicletta, e ora pedala. Ma ha voluto anche il computer, il passaporto, numerose valigie, una marea di libri, scarpe da tango, un border collie, tanti amici sparsi in Italia e per il mondo e cartine geografiche da esaminare preparando la prossima avventura. E così scrive, viaggia e vive, ma soprattutto continua a pedalare, senza mai poggiare il piede a terra. Un km dopo l’altro ha tracciato un percorso originale e si è costruita una robusta reputazione di bike blogger – su ladradibiciclette.it  – e giornalista sulle più importanti riviste di viaggio e femminili in tema di lifestyle, viaggi, mobilità dolce e geografia culturale. Inarrestabile, l’anno scorso ha ricevuto da Fiab, la Federazione Amici della Bicicletta , il premio di Giornalista Amica della Bicicletta, e a marzo 2019 ha vinto il premio stampa Adutei , Associazione Delegati Ufficiali del Turismo Estero in Italia, con il suo reportage di viaggio 48 Ore in bicicletta ad Atene. E oggi ci racconta la sua esperienza.

Giornalista, blogger, consulente di comunicazione e web writing, pedali per scrivere e scrivi per pedalare. Per te è nata prima la bicicletta o la penna?

Mariateresa-MontaruliIndubbiamente la penna. Vengo da una robusta gavetta, dal 2000 lavoro come giornalista, a mio agio tra le pagine dei periodici come “Io Donna” del Corriere della Sera e su quelle web, da sempre sono attratta dalle storie e indago gli infiniti modi in cui si intersecano geografia, culture e stili di vita. Un’attitudine rafforzata dallo studio delle lingue – sono interprete di inglese e francese, e me la cavo con lo spagnolo – e da un Master alla Bocconi in Economia del Turismo. A un certo punto della mia vita mi sono re-innamorata della bicicletta, e quindi spontaneamente ho cercato il modo di mettere in dialogo questi due mondi, di mettere esperienze giornalistiche e di scrittura al servizio delle due ruote. E viceversa. Grazie alla bici ho conosciuto moltissime persone, amici, colleghi, contatti che mi permettono di addentrarmi e vivere dall’interno, non solo come osservatrice, questo mondo.

Come mai questa folgorante e improvvisa scelta? Cosa ti ha convinta a investire tante energie per diventare bike blogger?

Un bel giorno ho avuto un’esperienza illuminante, ho ri-scoperto la bicicletta salendo per la prima volta su un modello da corsa. Ero sul Naviglio grande di Milano con l’amico Paolo Tagliacarne, fondatore dell’associazione sportiva Turbolento, di cui sono socia. Paolo di mestiere mette letteralmente in sella le persone, i principianti, e offre loro una sorta di secondo battesimo della bici. In quell’occasione mi ha offerto una lezione come giornalista. Ero vestita in modo decisamente inadeguato, scarpette, pantaloncini, maglietta scollata, dopotutto era estate. Ma su quella bici da corsa ho vissuto un momento di pura felicità ed ebbrezza. Acquistando velocità, sentendo il vento sulla pelle, percepivo i pensieri dissolversi alle mie spalle mentre la pedalata diventava sempre più fluida. E così ho sviluppato una vera passione, ho intuito le potenzialità di un percorso che mi si apriva davanti, una nuova strada.

Il tuo è un punto di vista sempre molto attento al pubblico a cui si rivolge. Essere donna è un valore aggiunto?

pubblico femminile in biciclettaNon è un valore aggiunto, ma è una nicchia di pubblico trascurata, una miniera di esperienze interessanti che chiedevano di essere raccontate. Essere donna in questo contesto non significa rinchiudere la propria esperienza e la propria scrittura in un recinto “al femminile”, ma al contrario, aprire una porta su un mondo più ampio e inclusivo. Quando ho iniziato, come prima cosa ho analizzato l’esistente. In rete si trovavano due tipi di blog, quelli dedicati al ciclismo su strada, allo sport in bicicletta, agli allenamenti, oppure quelli estremamente tecnici, dedicati alle ultime novità, alle fiere, alle componenti meccaniche della bicicletta. Mancava tutto il resto, perché il femminile include una pluralità di argomenti che si situano tra questi due estremi, dal lifestyle all’abbigliamento, dal turismo lento alla mobilità. In Italia nessuno ancora raccontava tutto questo, e allora ho pensato di farlo io, confortata dal fatto che all’estero, invece, queste tematiche trovavano già spazio.

Sei un’osservatrice privilegiata dell’ambiente del ciclismo “per tutti”, non altamente specialistico, non competitivo: come è cambiato questo mondo negli ultimi anni?

viaggi in biciclettaÈ un settore in piena espansione, c’è una crescente attenzione verso tutto ciò che è mobilità dolce e turismo lento, benessere, salute e benefici legati allo sport. Anche chi cerca informazioni sui dettagli tecnici lo fa in quest’ottica, privilegiando, ad esempio, la qualità e l’estetica dei tessuti tecnici, o valutando la scelta del telaio non solo in base alle prestazioni ma allo stile di vita ricercato. Prendono piede le bici elettriche, sia in città che in vacanza, in collina o in montagna, è il momento d’oro delle gravel bike, bici versatili e ibride adatte all’asfalto e allo sterrato, ai sentieri e alle temute piste bianche, per il cicloturismo e gli spostamenti quotidiani, pronte a tutto.

L’Italia e la bicicletta: un rapporto in evoluzione?

L’Italia ha un grandissimo potenziale, ma soffre della sua forte frammentazione infrastrutturale. Ogni comune, provincia, regione, si occupa del suo territorio senza alimentare una visione più ampia, transprovinciale, ma anche transfrontaliera. Nelle città aumentano le ciclabili, la mentalità si è evoluta più in fretta, ma per quanto riguarda le grandi ciclovie, sul modello di quelle europee, siamo indietro. I progetti ci sono, ma questi percorsi non sono ancora raccordati né segnalati in modo adeguato. Osservando ciò che di positivo è stato fatto, voglio menzionare la Ciclovia Alpe Adria che unisce Salisburgo al Friuli, la Monaco-Venezia che unisce Germania, Austria e Italia passando per i laghi bavaresi, il Tirolo e le Dolomiti, la ciclovia dell’Oglio, che attraversa 4 province in Lombardia, eletta la più bella d’Italia con la vittoria dell’“Italian Green Road Awards” 2019. Per non parlare della Francigena in bicicletta.

Domanda bonus: un tuo ricordo felice in bicicletta.

Non posso non raccontare la storia della “mia” bici da corsa, la prima, che ha segnato il mio destino come bike blogger. Abito in una classica casa di ringhiera, a Milano. Tornando a casa – era trascorso solo qualche mese dopo la mia illuminante esperienza sui Navigli – ho notato un cartello sulla bici da corsa vintage, del 1975, che giaceva abbandonata da anni. In vista di alcuni lavori alla balaustra a cui era legata si chiedeva di rimuoverla. Ho trovato la catena tranciata, e ho capito che il giorno dopo sarebbe sparita in direzione della discarica. Così, dal momento che a nessuno interessava e nessuno sapeva di chi fosse, dopo aver avvisato tutti, portiere compreso, l’ho adottata io. La uso tutt’ora, specialmente per fare l’Eroica, la manifestazione che si tiene nel Chianti in autunno. Da qui l’etichetta di “ladra di biciclette” che mi sono attribuita e che è diventata la mia firma.