Bikesharing, il grande bivio: postazione fissa o free-floating?

Gli ultimi dati dell’Osservatorio nazionale sulla sharing mobility evidenziano i punti di forza e di debolezza di un mercato in piena evoluzione

Occhi puntati sul bikesharing, il servizio di condivisione delle biciclette che negli ultimi anni sta spopolando nelle città italiane. Lo scorso 26 giugno sono stati resi pubblici i dati forniti dall’Osservatorio Nazionale sulla Sharing Mobility durante la Terza conferenza nazionale del settore: un dossier fondamentale per comprendere, a pochi anni dal lancio di questo tipo di offerta, quali sono le linee di evoluzione possibili.

La situazione è complessa e di difficile lettura: rispetto al 2017, nel 2018 è diminuito il numero di bici disponibili, che ad oggi sono circa 36mila (-9%), mentre alcuni operatori sono usciti dal mercato. Crescono però di mille unità, nel quadriennio 2015-2018, le e-bike in condivisione, che ad oggi dovrebbero essere poco meno di 3mila.

Bike Sharing station based

Ma è difficile descrivere il quadro generale in un settore nuovo e in piena evoluzione: ancora deve affermarsi un modello preciso di business. Infatti se da una parte ci sono gli operatori che lavorano con postazioni fisse (station-based) dove riportare la bici noleggiata, a partire dal 2017 ne sono arrivati altri a flusso libero (free-floating), che consentono di localizzare la bici, sbloccarla con un app e lasciarla in un altro punto della città.

Poi c’è chi sperimenta, come a Bologna, dove è stato inaugurato un servizio che abbina al free floating l’allestimento di parcheggi dedicati, per cercare di limitare i problemi derivanti da un impiego non consono dei mezzi. In effetti il vandalismo, la mancata riconsegna e altre problematiche incidono sul successo del bikesharing.

Il 2018 è stato il primo anno in cui sono effettivamente coesistiti, fianco a fianco, i due sistemi, station-based e free-floating. È come una sfida tra due diverse linee di pensiero. Chi ha vinto? Per ora, apparentemente, nessuna delle due. Nelle tre città dove il bikesharing ha avuto il tempo di consolidarsi maggiormente (Milano, Torino e Bergamo) l’arrivo di un certo numero di bici “libere” non ha penalizzato la consistenza numerica di quelle “fisse”, leggermente aumentate a Milano e Bergamo, anche se una parte dell’utenza si è spostata verso i servizi free floating.

Quanto al numero di iscritti al servizio station-based nelle tre città prese in esame è cresciuto molto: era sotto i 100mila nel 2015, è più che raddoppiato l’anno successivo e nel 2018 ha toccato quota 400mila.

Il nord Italia ha un effetto trainante: Firenze è prima nel ranking di offerta delle due ruote, con più di 10 biciclette ogni 1000 abitanti, seguita da Milano e Bologna, con circa 6 bici ogni 1000.

Bike sharing free floating

Il ritratto offerto dal dossier è quello di un’Italia per il momento a due velocità, con una maggiore diffusione di questi servizi al nord, specialmente se si prende in considerazione il free-floating, anche se ci sono eccezioni, come Palermo, che sta investendo molto nel settore.